La incontriamo nella sua casa in Toscana, tra gli ulivi di una collina senese. Beatrice Fontana, 34 anni, tre album platinum, due Targhe Tenco, un MTV Europe Music Award e una lunga assenza dalle scene, ci aspetta sul porticato. In jeans e maglietta bianca, con pochi o nessun trucco, sembra diversa dall'immagine che conosciamo dai poster e dai video. Più grande, forse. Certamente più serena.
"Per tre anni mi sono alzata la mattina e non sapevo se sarei riuscita ad arrivare a sera. Non lo dico per drammatizzare. È la realtà nuda." La voce è ferma. Le parole escono con la precisione di chi le ha scelte bene, di chi ha passato molto tempo a trovare il modo di dirle. "Ho aspettato di essere davvero guarita per parlarne. Non volevo trasformare il mio dolore in un contenuto."
Il crollo dopo il successo
Il successo era arrivato in modo travolgente. Il suo secondo album, "Radici al Vento", aveva venduto 700.000 copie in sei mesi. Il tour europeo era sold out ovunque. I giornali la chiamavano "la voce più autentica della musica italiana contemporanea". Ma sotto la superficie patinata delle copertine, qualcosa stava cedendo.
"Nessuno parla del rovescio del successo. Di quanto sia disorientante. Vai in palcoscenico, 15.000 persone ti guardano come se fossi qualcosa di speciale. Poi torni in albergo, in una stanza uguale a tutte le altre, e sei solo con te stessa. E quella te stessa non la riconosci più."
La crisi è precipitata nell'estate del 2023, dopo la fine di una relazione importante e in mezzo all'organizzazione di un terzo album che non riusciva a prendere forma. "Ho smesso di mangiare regolarmente. Ho smesso di dormire. Ho smesso di scrivere, che è come smettere di respirare per me." Beatrice si è rivolta a un professionista: "Uno psicologo prima, poi uno psichiatra. Non ne ho vergogna. È stato come mettere un gesso a un osso rotto: necessario."
Il silenzio e il ritorno
Per due anni e mezzo, Beatrice è praticamente scomparsa. Nessun concerto, nessuna intervista, pochissimi post sui social. I fan si erano divisi tra chi ipotizzava un ritiro definitivo e chi attendeva pazientemente. "Mi sono sentita in colpa per il silenzio. Poi ho capito che tacere era l'unica cosa onesta che potevo fare. Non me la sentivo di fingere di stare bene davanti alle telecamere."
La svolta è arrivata gradualmente, attraverso la musica stessa. "Ho ricominciato a scrivere in modo privato, senza pressioni, senza pensare a dischi o uscite. Poesie, quasi. Canzoni che non avrebbero mai dovuto uscire." Alcune di quelle canzoni formeranno il terzo album, in uscita il prossimo autunno: "Lo chiamo il mio disco della sopravvivenza."
"Agli artisti che stanno soffrendo in silenzio"
Prima di salutarci, Beatrice vuole mandare un messaggio. "Voglio parlare a chi è nel settore e sta soffrendo in silenzio perché ha paura di sembrare debole o instabile. La fragilità non è un difetto di fabbrica. È parte del mestiere. Ma si può chiedere aiuto. Anzi, si deve." Una pausa. "L'ho imparato nel modo più difficile. Spero che qualcun altro lo impari leggendo questa intervista."